Ogni azienda che si appresti a lanciare un nuovo prodotto sul mercato, ma anche a presentare un marchio ad aprire un negozio, dovrebbe considerare l’importanza di un fattore fondamentale: stiamo parlando dell’imballaggio. Il packaging infatti non è solo un oggetto funzionale il cui ruolo è circoscritto a contenere un prodotto, come il sacchetto di patatine piuttosto che una scatola di cioccolatini, ma è molto di più. Il packaging è uno strumento che consente di costruire l’immagine del prodotto, la sua identità e in molti casi andrà a coincidere con l’aspetto con cui esso verrà identificato più generalmente dal pubblico e dai consumatori. Dalla confezione in senso stretto alle shopper da negozio, dagli espositori nel punto vendita alle stoviglie e accessori personalizzati di un bar/ristorante da asporto, non solo il design e il formato ma anche il materiale scelto per l’imballaggio è un punto cruciale a cui prestare attenzione.
Le motivazioni ovviamente sono diverse, soprattutto a seconda del contenuto, del pubblico a cui si rivolge e della strategia di vendita aziendale, ma in ogni caso il materiale da imballaggio gioca un ruolo importantissimo nel definire l’identità del prodotto, del brand e, in ultima analisi, dell’azienda.

Il packaging è talmente importante da decretare il successo piuttosto che il fallimento di un brand. La scelta del materiale incide sull’immagine, che se non è tutto, ha decisamente un peso notevole nella creazione dell’identità di prodotto e nella percezione del consumatore, nella creazione del desiderio di acquisto, nella fidelizzazione dei clienti e quindi in definitiva della buona riuscita di un’operazione commerciale.

Non si tratta, insomma, di fattore che protegge semplicemente la qualità del prodotto, benché questo aspetto sia sempre da contemplare, e anzi possa essere utilizzato per finalità di marketing, raccontando l’azienda e la sua cura verso i clienti.

Vediamo con qualche esempio come individuare e scegliere il materiale più adatto al tuo prodotto.

Innanzitutto se proponiamo sul mercato prodotti alimentari, la nostra scelta dovrà orientarsi su un certo tipo di materiale, adatto al contatto con gli alimenti. Assicurati che il materiale selezionato per i tuoi imballaggi alimentari sia sicuro per il consumatore e al contempo performante nei confronti del cibo contenuto: elevato effetto barriera, atossicità, resistenza agli urti, potenzialità di personalizzazione sono i primi fattori da tenere in considerazione.

I film plastici in polietilene, così come l’alluminio e la carta sono tra i più utilizzati per i generi alimentari, spesso combinati per aumentarne le prestazioni: dalla durata di conservazione alla traspirazione, dal mantenimento del sottovuoto alla preservazione delle proprietà organolettiche.

In particolare i film accoppiati sono ideali per prodotti “esigenti”: che richiedano cioè un’elevata tecnologia di protezione, per esempio da luce, ossigeno e altri agenti esterni che ne comprometterebbero la qualità, e al contempo necessitino di una forte identità per poter competere sul mercato, e dunque materiali facilmente stampabili e personalizzabili sulla superficie esterna.

Se il prodotto in questione è invece un oggetto non commestibile, un oggetto come ad esempio un elettrodomestico, il materiale da imballaggio potrà essere scelto più strettamente funzione all’utilizzo. Cartone o plastica dovranno essere necessariamente resistenti agli urti, pratici per il trasporto e, in accordo con la crescente sensibilità ambientale, possibilmente riciclabili una volta terminata la loro funzione. Il polipropilene e il PVC sono ottimi in questo, così come il cartone semplice oppure ondulato. Segnalando opportunamente le modalità di smaltimento si potrà contribuire al riciclo delle materie prime da parte dei consumatori e a migliorare in termini ecologici la reputazione della propria azienda.

Menzione speciale merita il vetro, un buon materiale che si presta in maniera ottimale alle pratiche di riciclo e al contempo è adatto a contatto con i generi alimentari.

Un materiale da imballaggio apprezzato dai consumatori e adatto al contatto con gli alimenti è il cosiddetto film biodegradabile. Anche grazie all’azione congiunta dei governi per ridurre il consumo di plastica inquinante, oggi i film biodegradabili sono tra i più diffusi materiali per shopper e buste della spesa, tra l’altro per legge gli unici materiali plastici destinati al contenimento di generi alimentari sfusi nei supermercati (benché certificati nel rispetto di un’apposita normativa che ne verifichi la composizione).

I film biodegradabili, così come i compostabili, hanno il vantaggio di potersi degradare in alcuni mesi o addirittura settimane se posti nelle condizioni ideali, in presenza di ossigeno e agenti atmosferici che ne consentano la graduale scomposizione.

A questi materiali si affiancano sempre più spesso i cosiddetti biofilm, realizzati a base di diversi ingredienti di origine biologica quali amidi, cellulosa, perfino scarti alimentari di origine animale o vegetale, che hanno il vantaggio di essere totalmente compostabili nonché rinnovabili. Non solo questi imballaggi non producono rifiuti, perfino alcuni di questi prodotti contribuiscono a ridurne l’accumulo, utilizzando appunto proprio i rifiuti come loro materia prima principale.

Questi materiali, ecologici e sostenibili sono anche sempre più performanti ed efficienti, sia dal punto di vista della protezione dei prodotti sia per quanto riguarda l’aspetto estetico e la personalizzazione: sono quindi ideali per prodotti usa e getta, per prodotti alimentari da asporto, ma anche per prodotti dalla forte identità green, biologici certificati, a kilometro zero, e perché no? Anche come punto di forza su cui costruire la propria campagna di comunicazione.

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