La Plastic Tax è un’imposta applicata dal Governo Italiano sul consumo della plastica monouso, ideata al fine di disincentivarne l’utilizzo nel commercio, nella ristorazione etc. Inizialmente l’entrata in vigore di questa tassa era prevista a partire da luglio 2020, poi posticipata di un anno dal Decreto Rilancio, per via delle difficoltà economiche dovute all’anno di pandemia, che causerebbero ulteriori danni a settori già particolarmente colpiti.

Ora che l’applicazione di questa nuova imposta è imminente, è ora di vederci chiaro e comprenderne meglio obiettivi e finalità, nonché a chi si applica e a quali sanzioni va incontro chi non rispetta questa nuova normativa prevista dalla Legge di Bilancio 2020.

Plastic Tax: Cos’è e come funziona?

La Plastic Tax è a tutti gli effetti di una tassazione aggiuntiva, un’imposta che ha come fine il dissuadere sia produttori che consumatori dall’uso di oggetti e prodotti in plastica monouso, i cosiddetti manufatti con singolo impiego (MACSI), ossia oggetti realizzati con materiale plastico con finalità di contenimento, protezione, manipolazione o trasporto di prodotti, tra cui spiccano quelli alimentari, e in particolare concepiti per un singolo impiego, cioè confezioni, ma anche singoli componenti, come fogli, pellicole o strisce progettati per non essere riutilizzati più di una volta durante il loro ciclo di vita. Sono inclusi anche molti manufatti semilavorati, ad esempio i prodotti preformati in PET, destinati ad essere trasformati in bottiglie o altri contenitori di bevande.

All’atto pratico si tratta di una tassa di 0,45 € per ogni chilo di plastica monouso, che andrà a gravare innanzitutto sui produttori di materiali plastici ma in ultima analisi sull’intera filiera, a partire dagli importatori, intermediari fino ai consumatori che vedranno possibili rincari nei prezzi di molti prodotti confezionati in packaging in plastica monouso.

Le motivazioni dietro la Plastic Tax

E’ altresì innegabile che un’ingente quantità di rifiuti, soprattutto nel settore alimentare, provenga dall’utilizzo indiscriminato della plastica per realizzare confezioni monodose di alimenti e prodotti per il consumo da asporto: vaschette e cestini, piatti, bicchieri e posate spesso hanno un ciclo di vita brevissimo e vengono prodotti per essere utilizzati in un’unica, fugace occasione ed essere presto scartati come rifiuti. L’obiettivo del Governo con questa imposta, parte della Manovra del 2020 è quello di portare gradualmente i consumatori ad adottare prodotti e abitudini di consumo più sostenibili, a partire dalla scelta dei materiali di cui sono fatti gli oggetti di uso quotidiano, portandoli a considerare e preferire alternative più ecologiche e meno inquinanti, e quindi promuovendo di conseguenza un adeguamento a livello di produzione, influenzando cioè i produttori delle confezioni e in un’ultima analisi i produttori dei materiali, incidendo progressivamente sull’intera filiera nella riduzione della produzione di oggetti monouso in plastica.

Per capire meglio la Plastic Tax, inoltre, è utile contestualizzarla nell’ambito delle nuove misure dell’Unione Europea.

Questa decisione è un’applicazione pratica di una tendenza che già da anni vediamo crescere e alimentare il dibattito politico e ambientalista europeo e non solo: la leva fiscale della Plastic Tax si accorda alla crescente sensibilità ecologica nei confronti della necessità di ridurre la produzione di plastica inquinante, a partire da quella non riciclabile, che continua altrimenti ad accumularsi in terra e in mare.

Alla base di questa nuova imposta, infatti, c’è una Direttiva ben precisa dell’Unione Europea, la n. 2019/904/UE, che vieta l’utilizzo di determinati prodotti in plastica monouso, in ogni occasione in cui siano disponibili alternative, al fine di ridurne l’impatto sull’ambiente. Per quanto riguarda i prodotti in plastica monouso per i quali non esiste alternativa, invece, l’indicazione agli Stati membri è quella di ridurne il consumo, mentre viene incentivato il ricorso a pratiche di riciclo.

Come si calcola, a chi è dovuta, cosa succede se non si paga la Plastic Tax

L’importo minimo per versare la Plastic Tax è di 25€ (alzato da una soglia iniziale di 10€ con la legge di Bilancio 2021), mentre se il produttore non raggiunge questa soglia non è tenuto a versare alcuna imposta. L’organo controllore in materia è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, a cui il produttore dovrà inoltrare dichiarazioni trimestrali al fine del calcolo dell’imposta e a cui spetta anche il ruolo di accertatore, con la possibilità di richiedere un’ispezione degli impianti di produzione. Sarà utile dunque prendere nota delle scadenze con cui presentare queste dichiarazioni, per non incorrere in sanzioni che possono essere anche molto salate: si va dai 150€ per un pagamento in ritardo, a 250€ e più, fino a 2500€, per la mancata presentazione della documentazione o un mancato pagamento.

Contatta CelVil per conoscere le alternative alla plastica tradizionale per l’imballaggio alimentare: siamo da sempre in prima linea per offrire ai nostri clienti soluzioni innovative, strategie e consulenza, anche per aiutarli a districarsi nella complessa normativa del packaging. Non esitare e richiederci informazioni o un preventivo per rinnovare i tuoi imballaggi in ottica ecologica, economica e con uno sguardo al futuro.

Call Now Buttonchiamaci per informazioni