Al giorno d’oggi la prospettiva del mondo del packaging è in una fase di profondi e radicali cambiamenti. Nuove tecnologie, nuovi materiali, nuove abitudini stanno mutando il modo in cui confezioniamo i prodotti e come il pubblico percepisce il packaging. Una delle parole che si sono diffuse negli ultimi tempi nel campo dell’imballaggio è sostenibilità ma cosa significa esattamente packaging sostenibile?

Sostenibile significa consapevole, ovvero presente, aggiornato e informato. L’epoca presente ci richiede di adattarci a nuove esigenze di consumo, alle necessarie contromisure dovute ad uno sconsiderato spreco di risorse non rinnovabili e il conseguente inquinamento e cambiamenti climatici ad esso correlati.

Una definizione di packaging sostenibile? Si tratta di un packaging ecologico, che può essere prodotto da materie prime rinnovabili, riciclabili, quando possibile compostabili in modo da ridurre la presenza di scarti sul pianeta e alimentando un processo virtuoso in cui l’imballaggio non diventa rifiuto, ma rientra in circolo, richiedendo un minor impiego di energia per la sua lavorazione e produzione e risparmiandone per il suo smaltimento, rendendo insomma la sua esistenza meno impattante per l’ambiente. In una parola, proprio ciò a cui si riferisce “sostenibile”.

Al netto delle definizioni, per comprendere meglio cos’è un packaging sostenibile possiamo analizzarlo e cercare di rintracciare 8 tratti fondamentali, 8 domande a cui rispondere per tracciare l’identikit dell’imballaggio ecologico, valutare un packaging e saperlo riconoscere per sceglierlo per i propri prodotti e per i propri acquisti.

1. Necessità. La prima buona norma da applicare è quella di valutare se la presenza del packaging sia fondamentale e indispensabile per la sicurezza alimentare (evitare contaminazioni e il deperimento del prodotto), per il traporto, oppure per esempio sia ridondante, eccessivo, non necessario? Ne sono un esempio i cosmetici che vengono venduti in flacone o barattolo, a loro volta confezionati in scatole di cartone.

2. Ecosostenibilità. Questo fattore è prettamente tecnico: si tratta di considerare il materiale di cui è fatto il packaging. Se è prodotto da fonti di riciclo, da fonti rinnovabili, se è a sua volta riciclabile, smaltibile nella raccolta differenziata oppure no, se può essere riutilizzato etc.

3. Fattore Anti-spreco. Un buon packaging sostenibile è studiato per evitare sprechi di prodotto, per poter ospitare il proprio contenuto ed erogarlo facilmente, senza dispersione, né deperimento precoce. Non tutti i packaging sono concepiti in quest’ottica e considerare se e quanto una confezione di fa sprecare prodotto, e dunque denaro, ci agevolerà decisamente nelle scelte d’acquisto.

4. Affidabilità. Il ruolo fondamentale dell’imballaggio è quello di resistere agli urti, proteggere il contenuto da eventuali agenti esterni che possano danneggiarlo, consentirne il trasporto e la conservazione. Se il packaging in questione assolve questi compiti, guadagna un altro punto in fatto di sostenibilità.

5. Funzionalità. Sempre in ottica anti-spreco ma non solo, è importante che il prodotto sia in un materiale adatto al proprio contenuto, e agevoli l’acquisto e il consumo da parte del consumatore, semplificandogli la vita. Il prodotto deve essere accessibile, estraibile dal contenitore, che all’occorrenza deve essere a sua volta richiudibile per poter conservare il rimanente ed evitare sprechi prematuri di prodotto. Se presenta linguette o accessori, si tratta di verificarne l’efficacia, la resistenza e la praticità.

6. Protezione. L’effetto barriera è uno dei cardini del packaging alimentare, che in particolare per essere sostenibile deve proteggere i prodotti dagli agenti che ne causano un rapido deperimento, con conseguenti rischi per la salute. Un buon livello di protezione assicura un minor spreco alimentare, oltre ad un minor impiego di altri tipo di imballaggi per rinforzare la protezione.

7. Responsabilità. Qui ci addentriamo negli aspetti etici dell’azienda: si può dunque considerare come venga prodotto l’oggetto contenuto lungo la sua filiera, oltre a come sia prodotto il packaging stesso: se in Italia o all’estero, da manodopera tutelata e pagata equamente, piuttosto che in condizioni di sfruttamento.

8. Comunicazione. Un packaging sostenibile, da ultimo, è efficace se giustifica la sua presenza, assolvendo tutti i compiti per cui è chiamato a rivestire e contenere i prodotti: non da ultimo, la comunicazione. Imballaggi elaborati, dai colori sgargianti, stampati abbondantemente in flessografia con grafiche e colori sono utili per rappresentare il marchio, valorizzarlo, comunicare un messaggio chiaro ed efficace? Ancora una volta, è chiaro che un qualsiasi prodotto sul mercato richieda un imballaggio, ma in ottica sostenibile, non più di quanto sia strettamente necessario. L’ideale? Che segua regole rigorose di riciclo e abbattimento delle emissioni di CO2, che riduca il suo volume e la sua presenza al minimo richiesto dal prodotto, che quando possibile sia prodotto in materiali ecologici, compatibilmente con le performance richieste dal proprio contenuto.

Prima di scegliere un packaging per il proprio progetto, è bene considerare questi aspetti, che sono sempre di più di grande interesse dell’opinione pubblica e oggetto di ricerca di informazione da parte dei consumatori. Il consiglio è quello di comunicare il proprio impegno e la propria attenzione alla sostenibilità, e una volta individuata una formula vincente, inserirla nella propria strategia di racconto aziendale, giocandolo come importante punto di forza.

Per la scelta dei materiali più adatti al tuo packaging sostenibile puoi rivolgerti con fiducia a CelVil, che con la sua pluridecennale esperienza nel campo del packaging, dall’alimentare al cosmetico, sempre con un occhio alle tematiche ambientali e alla sostenibilità, saprà guidarti nel complesso mondo dell’imballaggio diventando un partner prezioso e di valore per i tuoi progetti più virtuosi.

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