il packaging secondario

Il packaging secondario: un approfondimento sulla gerarchia degli imballaggi

L’imballaggio può essere suddiviso in diverse categorie, in base alla funzione svolta ed al suo ruolo nella catena produttiva. Oltre al packaging primario (ovvero di vendita, quello più immediato da individuare e riconoscere perché letteralmente contiene ed imballa il prodotto finale in quanto unità), la gerarchia del packaging prevede un tipo di imballaggio definito secondario, terziario, quaternario e così via. Il packaging secondario, innanzitutto, è quello direttamente a contatto con quello primario.

Imballaggio multiplo

Il packaging secondario è quello più comune dopo il primario, ed è il packaging che raggruppa un certo numero di unità di vendita. È anche chiamato imballaggio multiplo e la sua caratteristica principale è che sia presente un altro imballaggio al suo interno a separarlo dal prodotto, perché possa essere rimosso senza alterarne le caratteristiche (diversamente dall’imballaggio primario, appunto, il cui compito è proprio quello di preservarle).
Se il prodotto viene rimosso dal suo contenitore secondario, dunque, non vengono modificate le sue caratteristiche ed il suo valore commerciale. Non è necessario che il prodotto contenuto sia venduto raggruppato o suddiviso nelle singole unità, la sua finalità è prettamente logistica: il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita infatti facilita il rifornimento degli scaffali nel punto vendita.
Il packaging secondario, dunque, si riferisce al sistema di contenimento di uno o più packaging primari, non a diretto contatto con il prodotto ma con questi ultimi, che vengono raggruppati per le ragioni di cui sopra.

Esempi

Esempi d’imballaggio secondario?

  • Una scatola di compresse medicinali confezionate in blister;
  • Una confezione contenente più bottiglie;
  • Una confezione da tre scatole di piselli;
  • Una confezione di dieci scatole per CD.

Quindi, nel caso di beni di largo consumo, l’imballaggio secondario può costituire sì l’unità di vendita destinata al consumatore finale ma anche quella destinata al rivenditore.

Gli altri passaggi della gerarchia del packaging

Esistono poi nella gerarchia del packaging anche i cosiddetti packaging terziari e addirittura quaternari.
Il packaging terziario è nella fattispecie l’insieme di più contenitori primari o secondari, predisposto specificatamente per il trasporto e la movimentazione; detto per questo, appunto, anche imballaggio di trasporto, è l’imballaggio concepito in modo da facilitare la logistica di un certo numero di unità di vendita o di imballaggi secondari per evitare la loro manipolazione e i danni connessi al trasporto.
Non corrisponde, tuttavia, ai container per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi ed aerei o ai cosiddetti “bulk packaging”, ovvero i grandi contenitori da reparto, per merce sfusa come sacchi di grandi dimensioni, fusti, carrelli, per i quali si può, per rispettare la gerarchia, utilizzare il termine di imballaggio quaternario.
Un esempio di imballaggio terziario può essere costituito da un bancale, o pallet di scatoloni o confezioni, uno scatolone contenente confezioni. Quindi, nel caso di beni di largo consumo, l’imballaggio terziario è riservato all’utilizzo all’interno della catena di distribuzione e, salvo casi particolari, non arriva all’utilizzatore finale.



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